Google introduce le cartelle pubbliche per Google Apps

Questa mattina, in treno, stavo spulciando come al solito il mio feed reader, per leggere le ultime novità pubblicate sui blog che seguo.

Mi è balzato subito all’occhio il titolo di un post pubblicato sul blog ufficiale di Google Docs: Shared folders and more in Google Docs. Ho voluto leggere subito il post, per verificare che si trattasse proprio di quello che un po’ tutti chiedevano da tempo: le cartelle pubbliche per condividere agevolmente i documenti tra colleghi/collaboratori/utenti di un dominio con Google Apps, proprio come succede da tempo con le cartelle pubbliche con Microsoft Exchange e Outlook. E, con un po’ di sorpresa, la risposta è: sì, finalmente ci sono le cartelle pubbliche in Google Apps!

Google Docs Shared Folders
Google Docs Shared Folders

In occasione dell’introduzione di altre funzionalità mi sono soffermato sugli aspetti tecnici, del tipo “come fare a condividere i documenti nelle cartelle pubbliche con Google Apps”, ma stavolta approfitterei per qualche considerazione. Se poi dovessi notare un aumento delle visite in ingresso per le chiavi associate a “cartelle condivise” e dintorni, potrei pensare ad integrare questo post.

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Wordle e le elezioni provinciali

Wordle permette di generare delle “nuvole di parole” (word clouds) a partire da un testo.
Non è complicato: basta inserire il testo o l’indirizzo della pagina web e il sito in pochi secondi fornirà il risultato, un’immagine in cui le parole più ricorrenti appaiono di dimensioni maggiori rispetto alle parole meno frequenti nel testo.

Un esempio reale? Si sono svolte sabato e domenica le elezioni per rinnovare i rappresentanti al Parlamento Europeo, ma in Italia si è votato in molti comuni anche per eleggere sindaci e presidenti di provincia. Prendiamo, dai rispettivi siti, i programmi elettorali del presidente uscente (Felissari, centro-sinistra) e del presidente neo-eletto nella provincia di Lodi (Foroni, centro-destra). Li diamo “in pasto” a Wordle, e il gioco è fatto. Il risultato è qui sotto.

Sembrano simili? Sì, l’ho notato, ma non è un problema di Wordle.

felissari

foroni

ParmaWorkcamp: io c’ero

È passata una settimana dal ParmaWorkcamp, per cui non starò qui a pubblicare un resoconto dettagliato dell’evento, visto che ormai se ne è parlato un po’ dappertutto sul web (basta una ricerca su Google Blogsearch o la rassegna stampa pubblicata sul blog ufficiale). Mi limito solamente a fare i complimenti – tardivi – agli organizzatori, Francesca e Davide.

Ci sono stati, nelle due giornate, molti interventi ricchi di spunti interessanti. Il mio consiglio, che rivolgo soprattutto a chi non è passato da Parma, è di andare a recuperare sulla pagina wiki del ParmaWorkcamp i materiali (audio, video, slide) degli interventi (NB: in questo momento non sono ancora presenti). Segnalo solo che gli interventi di Epicentro sono raccolti nel mini-sito dedicato al Parma Workcamp.

Intanto ecco qualche foto scattata col cellulare:

Google Friend Connect e Facebook Connect

A distanza di pochi giorni l’uno dall’altro, sono stati presentati al mondo due programmi in qualche misura concorrenti tra loro, provenienti da due big player del web: da una parte, Google Friend Connect (che era comparso in versione beta privata a maggio); dall’altra, Facebook Connect (annunciato a fine luglio). Non si tratta propriamente di novità rivoluzionarie, visto che già Yahoo! acquisì MyBlogLog nel gennaio 2007.

Il funzionamento di questi programmi è piuttosto simile: i proprietari di siti possono includere poche righe di codice per aggiungere funzionalità di social networking per i navigatori abituali ed affezionati. In altri termini, ogni sito può offrire ai navigatori qualche servizio di condivisione e creare piccole o grandi community, per condividere e commentare contenuti ed opinioni: il tutto grazie alla portabilità dei dati degli utenti tra siti e social network offerta proprio da questi servizi.

Ho provato ad aggiungere a questo blog il members gadget di Google Friend Connect: il processo è stato praticamente immediato e – apparentemente – non ha creato alcun problema.

Il tutto, per ora, rimane del tutto gratis. A quando i primi annunci pubblicitari in questi gadget?

Condividere con Google Reader

Una funzionalità a mio parere poco utilizzata (forse poco nota) di Google Reader è quella che consente la condivisione degli articoli (post) interessanti.

Come fare? Semplicissimo: quando si trova un articolo che si desidera includere nella propria pagina pubblica, è sufficiente cliccare sul link Condividi alla fine del post in Google Reader. L’icona diventerà arancione (icona degli elementi condivisi in Google Reader) per indicare che l’elemento è condiviso.

Si possono anche creare pagine pubbliche per gli elementi contrassegnati con tag (etichette) o come speciali. Per impostazione predefinita, però, questi elementi sono privati, non condivisi: occorrerà quindi prima andare su Impostazioni (Settings) > Tag (Tags) e selezionare gli elementi da condividere.

La configurazione dei servizi di Google in inglese anziché in italiano offre la possibilità di rimanere sempre aggiornati con tutte le piccole migliorie e nuove funzionalità che di volta in volta vengono introdotte. Dall’introduzione agli anglofili all’arrivo a noi utenti italici, infatti, può passare un po’ di tempo.

Prendendo in esame proprio Google Reader e scegliendo l’interfaccia in lingua inglese, si può utilizzare una funzionalità per il momento non disponibile in lingua italiana: le note (notes), facilmente individuabili nel menu principale, in alto a sinistra (v. immagine seguente).

Google Reader Shared Items

Le note vengono incluse, per impostazione predefinita, negli elementi condivisi e ogni elemento in Google Reader mostrerà un’opzione in più, per aggiungere una nota all’elemento letto (v. immagine seguente).Opzioni disponibili per l\'organizzazione e la condivisione in Google Reader

Attraverso di esse, in pratica, si ha l’opportunità di scrivere poche righe, al volo, senza abbandonare Google Reader: una sorta di microblogging, per appuntarsi qualche spunto interessante, commenti, riferimenti ecc.

Ecco quindi la mia pagina pubblica (e relativo feed, per chi volesse abbonarsi), con gli elementi condivisi e le mie note. E la vostra?

Diapositive 2.0

Secondo quanto riportato dai media on e offline ad inizio anno (si veda ad esempio Repubblica.it), una ricerca della School of Management del Politecnico di Milano e della Nielsen proverebbe che l’anno appena iniziato dovrebbe passare alla storia per il sorpasso di Internet sulla televisione: il 54% degli italiani preferisce navigare sul web anziché guardare i programmi tv e i ricercatori hanno “scoperto” che la maggior parte di loro naviga in rete durante la prima serata.

In realtà la ricerca non presenta questi dati, tant’è che sul sito dell’Osservatorio Multicanalità sono state riportate alcune precisazioni metodologiche: come succede spesso, i titoloni sensazionalistici vanno un po’ ridimensionati. Come si legge, la ricerca “Osservatorio Multicanalità 2007” si è posta l’obiettivo di misurare e analizzare la cosiddetta multicanalità nei processi d’acquisto e lo sbandierato 54% degli italiani presi in esame è quello più propenso alla multicanalità, ovvero utilizza più canali nel processo di acquisto, più fonti informative e sovrappone più media (tv, stampa, radio e Internet).
Lascio a giornalisti, sondaggisti, sociologi, produttori televisivi, responsabili dei palinsesti e media agency le dovute considerazioni sull’opportunità di rivedere le proprie convinzioni sulla presunta centralità del mezzo televisivo e mi limito a riportare un piccolo aneddoto personale, in tema con i titoli esagerati più che con la ricerca vera e propria.

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I motori di ricerca del futuro sono tra noi

Con la recente presentazione di Ask3D possiamo dire che tutti i quattro “big” della ricerca hanno intrapreso la strada del rinnovamento, per mostrare ai navigatori risultati sempre più personalizzati e ricchi di contenuti aggiuntivi, quali immagini, video, notizie, mappe, user generated content ecc. Propongo una breve carrellata, rigorosamente in ordine alfabetico, per chi si fosse perso qualche novità negli ultimi tempi.

Con la recente presentazione di Ask3D possiamo dire che tutti i quattro “big” della ricerca hanno intrapreso la strada del rinnovamento, per mostrare ai navigatori risultati sempre più personalizzati e ricchi di contenuti aggiuntivi, quali immagini, video, notizie, mappe, user generated content ecc. Propongo una breve carrellata, rigorosamente in ordine alfabetico, per chi si fosse perso qualche novità negli ultimi tempi.
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Google Gears

Forse se ne sarà accorto chi usa Google Reader come aggregatore di feed RSS: in alto a destra, nel menu, è apparsa la voce “Offline”, come nell’immagine seguente:

google reader offline

Di che cosa si tratta? Basta un clic per scoprirlo: Google ha introdotto Google Gears, un’estensione per i browser (attualmente, per Firefox e Internet Exlporer) che consente di utilizzare applicazioni web anche quando si è offline: un tassello molto importante, che mira a risolvere il problema principale delle applicazioni web, ovvero la loro impossibilità di utilizzo in assenza di connessione. Varie soluzioni sono state presentate nel tempo (AMASS, ad esempio), ma è indubbio che ogni nuova soluzione targata Google è destinata a far parlare a lungo di sé.

Google Gears è stato rilasciato in versione beta (poteva essere altrimenti?) con licenza open source. Sono già disponibili anche delle API per gli sviluppatori che volessero provare ad impiegare Google Gears nelle proprie applicazioni web; per i più curiosi, è già pronto pure un tutorial.

Messaggio di installazione di Google GearsPer vederlo all’opera, intanto, si può provare a cliccare sul link “offline” in Google Reader: apparirà un riquadro in cui si richiede l’autorizzazione ad installare l’estensione per il browser (meno di 200 Kb), così da poter poi accedere, quando si è offline, al contenuto dei 2000 post più recenti presenti nel proprio feed reader.

Google Reader è quindi la prima applicazione a mostrare l’impiego di questo plugin, ma ci si può aspettare che, in tempi brevi, Google Gears potrebbe fare la sua comparsa anche su Google Mail o su Google Docs & Spreadsheets. Insomma, un altro attacco a Microsoft Office o un modo per andare incontro agli sviluppatori di applicazioni per dispositivi mobili?

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Grafici con Google Spreadsheets e il concorrente di PowerPoint

Due ghiotte novità per gli utenti di Google Docs: una attesa nuova funzionalità e la conferma dei rumors dei mesi scorsi.

La nuova funzionalità, tanto attesa dagli utenti, riguarda la possibilità di creare grafici con Google Spreadsheets: è sufficiente selezionare i dati nel foglio di calcolo, premere il pulsante nella barra degli strumenti e seguire i pochi passi successivi per generare il grafico.

Ci sarebbe poi un’altra piccola novità in Google Spreadsheets, che consiste nella possibilità di assegnare un nome ad intervalli di celle. Ma l’attenzione di chi segue l’evoluzione di Google Docs è stata sicuramente attirata da un post sul blog ufficiale di Google:

We’ll soon be welcoming a new addition to the Google Docs & Spreadsheets family: presentations.

Insomma: entro l’estate dovrebbe arrivare il concorrente “web 2.0” di Microsoft PowerPoint, che verrà sviluppato anche grazie alle competenze che Google si è portato a casa con la recente acquisizione della società Tonic Systems.

I rumors non erano infondati, quindi; di certo non ci voleva Nostradamus per immaginare una mossa di Google in questa direzione. Rimane solo un mistero: come si chiamerà il prodotto? Sarà davvero Google Presentations? O Google Slides? O altro ancora?

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Yahoo! lancia Pipes

Yahoo! pipes L’ultimo nato in casa Yahoo! si chiama Pipes, nome mutuato dal mondo Unix. Il termine pipe (conduttura) viene utilizzato nel mondo informatico per indicare un insieme di componenti software tra loro collegati a cascata: come una conduttura dell’acqua controlla il flusso dell’acqua stessa, una pipe controlla il flusso di informazioni.

Ad una prima e rapida occhiata, ho trovato davvero interessante ed innovativo il servizio. Grazie a Yahoo Pipes, infatti, diventa possibile riunire in un unico feed RSS diverse fonti di informazioni, dopo averle opportunamente filtrate, riorganizzate e manipolate attraverso l’interfaccia web. Yahoo! Pipes è quindi il prodotto – ancora in beta – che, come si legge in homepage, consente di gestire e trasferire dati da un servizio web ad un altro, attraverso l’uso di una comoda interfaccia grafica (semplice, ma non del tutto intuitiva, per chi è alle prime armi con le pipelines):

Pipes is a hosted service that lets you remix feeds and create new data mashups in a visual programming environment. The name of the service pays tribute to Unix pipes, which let programmers do astonishingly clever things by making it easy to chain simple utilities together on the command line.

Jeremy Zawodny ha presentato il prodotto e fornito ulteriori informazioni sul suo blog, nel post Yahoo! Pipes: Unlocking the Data Web.

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