L’anno prossimo sarà l’anno del mobile. Ma anche no.

Non se ne può più. Da qualche anno, ad ogni evento digital, sentiamo ripetere la stessa frase:

L’anno prossimo sarà l’anno del mobile.

L’ho sentita talmente tante volte da essermi convinto che, davvero, prima o poi ci sarebbe stato questo anno-del-mobail (mi si perdoni, ma va pronunciato all’inglese, con l’accento sulla “a”: mobàil).

Già, ma quando arriva questo anno? Non è che è già passato e noi tutti eravamo distratti e non ce ne siamo accorti?

Per trovare LA risposta definitiva a questo quesito apparentemente irrisolto, vi propongo una ricerca condotta personalmente, forte di un metodo scientifico inattaccabile (…), che sfrutta la ricerca su Google.
Grazie all’utilizzo delle virgolette, che consentono di cercare una sequenza di parole in esatto, ho setacciato gli indici di Google alla ricerca di una prova tangibile dell’avvento dell’anno del mobile.

Non vi svelo il segreto in questo post, ma vi riporto la ricerca pubblicata su SlideShare:
[slideshare id=28930058&doc=anno-del-mobile-131205102154-phpapp01]

 

ps: se volete leggere una ricerca vera, vi consiglio di dare un’occhiata a “I like the conversion” che ho avuto il piacere di presentare allo scorso IAB Forum a Milano con Gennaro Palma e Stefania Scopelliti.

Per saperne di più, vi rimando al post sul sito di OMGcloud.

Google Rich Snippets: microformats e RDFa nelle SERP

Da pochi giorni Google ha ampliato il supporto dei microformat, annunciando sul Webmaster Central Blog che anche i contenuti marcati con il microformato hCalendar potranno essere incorporati all’interno dei Rich Snippets, come nell’esempio seguente.

Rich snippets per gli eventi
Rich snippets per gli eventi

Può essere utile allora fare qualche passo indietro per capire meglio le potenzialità dei microformat all’interno delle SERP (le pagine dei risultati dei motori di ricerca).
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Google introduce le cartelle pubbliche per Google Apps

Questa mattina, in treno, stavo spulciando come al solito il mio feed reader, per leggere le ultime novità pubblicate sui blog che seguo.

Mi è balzato subito all’occhio il titolo di un post pubblicato sul blog ufficiale di Google Docs: Shared folders and more in Google Docs. Ho voluto leggere subito il post, per verificare che si trattasse proprio di quello che un po’ tutti chiedevano da tempo: le cartelle pubbliche per condividere agevolmente i documenti tra colleghi/collaboratori/utenti di un dominio con Google Apps, proprio come succede da tempo con le cartelle pubbliche con Microsoft Exchange e Outlook. E, con un po’ di sorpresa, la risposta è: sì, finalmente ci sono le cartelle pubbliche in Google Apps!

Google Docs Shared Folders
Google Docs Shared Folders

In occasione dell’introduzione di altre funzionalità mi sono soffermato sugli aspetti tecnici, del tipo “come fare a condividere i documenti nelle cartelle pubbliche con Google Apps”, ma stavolta approfitterei per qualche considerazione. Se poi dovessi notare un aumento delle visite in ingresso per le chiavi associate a “cartelle condivise” e dintorni, potrei pensare ad integrare questo post.

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Usare WordPress come CMS: una piccola guida

Mi ero ripromesso di utilizzare WordPress come CMS (Content Management System) per tutti i contenuti presenti su questo sito. C’era infatti un’installazione di WordPress, collocata nella directory /blog del sito, mentre le altre pagine, nella root del sito, si appoggiavano a qualche rudimentale script php fatto in casa. Il motivo risiedeva nel fatto che le pagine “statiche” e il blog con WordPress erano stati pubblicati in due periodi di tempo separati e, trattandosi di un sito personale, senza tanti ragionamenti su quale strada fosse meglio seguire e quale piattaforma utilizzare.

Pur con poche pagine da gestire e pochi interventi nel blog (ha quattro anni, ma non li dimostra), il risultato era per nulla soddisfacente e richiedeva il doppio della fatica, a causa dei due sistemi separati. Ad esempio, per inserire una modifica qualsiasi nel codice di tracciamento di Google Analytics, bisognava intervenire sia sul blog, sia nelle pagine php. Da qui, la promessa di perdere un po’ di tempo per uniformare il tutto, sfruttando le funzionalità offerte da WordPress.

Dato che la transizione è ormai completata e tutto il sito è ora gestito dal motore di WordPress, semmai tornasse utile a qualcuno, ecco la trafila che ho seguito per usare WordPress come CMS.

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FixOutlook: la protesta su Twitter e la risposta di Microsoft

I promotori dell’Email Standards Project segnalavano nel blog che la versione beta di Microsoft Outlook 2010 sembra promettere poco in tema di supporto degli standard web. Dalle prime analisi e dai primi test con la nuova release del software di Redmond risulta che le email in formato HTML vengono renderizzate con il “motore” di Microsoft Word, già conosciuto e poco apprezzato dagli sviluppatori per la scarsa interpretazione del codice scritto nei fogli di stile (CSS).

Per dimostrare le affermazioni, nel post viene fornita l’immagine riportata di seguito, in cui si può notare la differente visualizzazione della medesima email HTML nelle versioni di Outlook 2000 e 2010 (su Flickr si può vedere l’immagine ingrandita).

Outlook 2000 e 2010 a confronto
Outlook 2000 e 2010 a confronto

Per protestare contro la decisione di Microsoft di non aderire pienamente agli standard web, ormai diffusi su tutti i moderni browser e client di posta elettronica, è stato lanciato il sito www.fixoutlook.org.
La homepage del sito raccoglie automaticamente tutti i tweet lasciati sul popolare sito di microblogging Twitter contenenti il link al sito FixOutlook. In questo modo, gli utenti possono esprimere attraverso Twitter il proprio sostegno alla causa del rispetto degli standard web e dare un feedback a Microsoft. La società di Redmond, infatti, per bocca del suo Outlook Product Manager Dev Balasubramanian, si era detta aperta e interessata a ricevere feedback dagli utilizzatori di Outlook, per lo sviluppo della nuova release.

In un solo giorno dal lancio del sito, oltre 20.000 tweet sono stati indirizzati a Microsoft a sostegno della campagna di FixOutlook. Tali da non passare inosservati alla Microsoft, che nel blog ufficiale di Outlook prende atto delle richieste degli utenti e,  mentre motiva le ragioni della scelta di Word come motore di rendering, dichiara il proprio impegno a migliorare il supporto degli standard:

[…] Microsoft welcomes the development of broadly-adopted e-mail standards. We understand that e-mail is about interoperability among various e-mail programs

La risposta di Microsoft è sicuramente di buon auspicio, sebbene su alcuni punti siano già arrivate le osservazioni e precisazioni dei promotori dell’Email Standards Project.

Wordle e le elezioni provinciali

Wordle permette di generare delle “nuvole di parole” (word clouds) a partire da un testo.
Non è complicato: basta inserire il testo o l’indirizzo della pagina web e il sito in pochi secondi fornirà il risultato, un’immagine in cui le parole più ricorrenti appaiono di dimensioni maggiori rispetto alle parole meno frequenti nel testo.

Un esempio reale? Si sono svolte sabato e domenica le elezioni per rinnovare i rappresentanti al Parlamento Europeo, ma in Italia si è votato in molti comuni anche per eleggere sindaci e presidenti di provincia. Prendiamo, dai rispettivi siti, i programmi elettorali del presidente uscente (Felissari, centro-sinistra) e del presidente neo-eletto nella provincia di Lodi (Foroni, centro-destra). Li diamo “in pasto” a Wordle, e il gioco è fatto. Il risultato è qui sotto.

Sembrano simili? Sì, l’ho notato, ma non è un problema di Wordle.

felissari

foroni

WordCamp 2009

wordcamp

Ho deciso proprio all’ultimo, ma alla fine ce l’ho fatta: parteciperò al WordCamp 2009, l’evento organizzato a Milano dai ragazzi di WordPress Italy per le giornate di domani (venerdì 22) e sabato 23 maggio. 

Il programma sembra intenso ed interessante, già a partire dai primi interventi della mattinata di domani.

Se qualcuno dovesse passare da quelle parti, mi faccia un fischio che scambiamo quattro chiacchiere.

Google Analytics Individual Qualfication (IQ): ci sono anch’io!

Sono proprio soddisfatto: ho conseguito la certificazione individuale di Google Analytics, altresì conosciuta come Google Analytics Individual Qualification (IQ).

Ne avevo scritto su questo blog circa un mese e mezzo fa, in occasione della presentazione di questo nuovo programma di certificazione: si tratta di una nuova qualifica, che non va confusa con quella di Google Analytics Authorized Consultant (GAAC), riservata alle aziende; è pensata per i singoli che vogliono in qualche modo dimostrare la propria competenza su Google Analytics.

Ebbene: per i prossimi 18 mesi, a partire da oggi, posso farmi vanto (perdonatemi, ma sono proprio contento) di avere il certificato numero 677, conseguito con un punteggio di 94% (la soglia necessaria per superare il test è del 75%).

Spulciando i blog italiani, ho visto che hanno già superato il test anche Marco Cilia (non avevo dubbi: è per molti, me compreso, il riferimento italiano più autorevole su Google Analytics e dintorni), Simone “Weppos” Carletti (i cui consigli per superare il test sono stati davvero utili), Marco ZieroEnrico Pavan, Alessandro MartinTommaso Galli. Insomma: mi trovo davvero in ottima compagnia!

Google Analytics Individual Qualification (IQ) - Mauro Ginelli
Google Analytics Individual Qualification (IQ) - Mauro Ginelli
Google Analytics Individual Qualification - risultato (94%)
Google Analytics Individual Qualification - risultato (94%)

Google Ventures

Google Ventures

Google Ventures è l’iniziativa di venture capital lanciata in questi giorni da Google, con l’obiettivo di promuovere l’innovazione e incoraggiare le attività di società tecnologiche promettenti, sostenendo diverse start-up attive in vari campi, dalle soluzioni web per il mercato consumer alle aziende di Information Technology, dal clean-tech al biotech, oltre ad altre aree di business.

I due managing partner del fondo, presentati sul sito, sono Rich Miner (già co-fondatore di Android) e Bill Maris: avranno a disposizione, nel primo anno, una somma stimata (via Punto Informatico) pari a 100 milioni di dollari.

ParmaWorkcamp: io c’ero

È passata una settimana dal ParmaWorkcamp, per cui non starò qui a pubblicare un resoconto dettagliato dell’evento, visto che ormai se ne è parlato un po’ dappertutto sul web (basta una ricerca su Google Blogsearch o la rassegna stampa pubblicata sul blog ufficiale). Mi limito solamente a fare i complimenti – tardivi – agli organizzatori, Francesca e Davide.

Ci sono stati, nelle due giornate, molti interventi ricchi di spunti interessanti. Il mio consiglio, che rivolgo soprattutto a chi non è passato da Parma, è di andare a recuperare sulla pagina wiki del ParmaWorkcamp i materiali (audio, video, slide) degli interventi (NB: in questo momento non sono ancora presenti). Segnalo solo che gli interventi di Epicentro sono raccolti nel mini-sito dedicato al Parma Workcamp.

Intanto ecco qualche foto scattata col cellulare: