Open Handset Alliance, Android SDK e Android Developer Challenge

Mi risveglio dal letargo bloggistico perché mi sembra che questa volta la notizia sia troppo grossa per non riprenderla anche in questa landa sperduta della blogosfera italica: Google ha svelato i progetti per i prossimi mesi nel mondo della telefonia cellulare.

Pochi giorni fa è apparso sul blog ufficiale di Google un post di Andy Rubin, Director of Mobile Platforms, in cui vengono presentate le iniziative di Google nello sviluppo dell’Internet Mobile: “Where’s my Gphone?“. Rubin, contro ogni indiscrezione circolata negli ultimi mesi, smentisce lo sviluppo di un cellulare marchiato Google, ma afferma che i progetti in sviluppo sono “più significativi e ambiziosi di un singolo telefono”: si tratta dell’Open Handset Alliance™ e di Android.

Logo Open Handset AllianceL’Open Handset Alliance è un gruppo, attualmente costituito da più di 30 aziende legate al mobile, tra cui figurano operatori di telefonia mobile (c’è anche la Telecom Italia), produttori di hardware (cellulari) e software. Gli sforzi di questo gruppo hanno portato alla luce il primo progetto: Android, per l’appunto, una piattaforma aperta (open source) per i dispositivi mobili; i primi telefoni cellulari che supporteranno Android sono attesi invece per la metà del 2008. Il progetto è di lunga data: Google acquistò nel 2005 la società Android, di cui Andy Rubin, in passato alle dipendenze di Apple, era il fondatore.

L’obiettivo è molto ambizioso: mettere ordine al mondo della telefonia mobile, oggi frammentato per la presenza di tanti sistemi chiusi, e offrire una piattaforma comune e aperta, sulla quale gli sviluppatori di tutto il mondo possano operare per offrire nuove applicazioni e funzionalità.

Logo AndroidProprio agli sviluppatori, poi, è rivolto l’annuncio contenuto nel primo post sul blog di Android: il 12 novembre, ad una settimana dall’annuncio di Rubin, è stato rilasciato Android Software Development Kit (SDK), per iniziare a prendere confidenza col codice e arrivare preparati nel momento in cui sul mercato usciranno i primi cellulari con Android.

In contemporanea al rilascio dell’SDK e per rafforzare l’idea che Google crede fortemente in questo progetto, è stata annunciata una gara (Android Developer Challenge) che offrirà 10 milioni di dollari agli sviluppatori di tutto il mondo che presenteranno le migliori applicazioni. Nella prima fase (“Android Developer Challenge I“) verranno premiati i 50 migliori progetti tra tutti quelli presentati tra il 2 gennaio ed il 3 marzo 2008; dopo il lancio dei primi cellulari con Android – come scritto sopra, presumibilmente verso metà 2008 – si svolgerà la seconda fase (“Android Developer Challenge II“), che assegnerà ulteriori riconoscimenti in denaro ai migliori 20 tra quelli selezionati nella prima fase. Vorrei riportare le cifre, ma confesso di non aver capito benissimo la ripartizione: si parla di 50 premi da 25mila dollari nella prima fase; di 10 premi da 275mila e 10 da 100mila nella seconda fase. Calcolatrice alla mano, sarebbero 5milioni di dollari, mentre sul sito si parla di 10milioni complessivi. A parte questo particolare – ripeto, non ho capito benissimo l’assegnazione – si tratta comunque di cifre cospicue.

E allora cosa aspettano gli sviluppatori italiani? Avanti, partecipate e vincete i premi!
Anzi no. Siete italiani? Beh, allora non potete. Nelle FAQ è specificato infatti che la sfida è aperta agli sviluppatori di tutto il mondo, tranne quelli che, per la normativa USA, non possono partecipare: Cuba, Iran, Siria, Nord Corea, Sudan e Birmania, ovvero le nazioni verso cui vigono restrizioni e sanzioni economiche (non vorrei sbagliare, ma si tratta degli “Stati Canaglia”, secondo la definizione dell’amministrazione Bush). Oltre ad essi, però, i premi non possono essere assegnati ai residenti di quelle nazioni in cui sono in vigore particolari normative restrittive (burocrazia et similia). Occorre dirlo? L’elenco comprende due soli nomi: Quebec e Italia.

Come è risaputo, infatti, i regolamenti per i concorsi a premio in Italia sono piuttosto complicati, tra burocrazia, documentazione, ministeri da coinvolgere, somme da versare come cauzione, presenza di notai per l’assegnazione e non ricordo bene cos’altro.

Mi fa un po’ specie notare come per un’azienda del calibro di Google sia più conveniente escludere gli italiani dal concorso rispetto all’adeguamento alle nostre normative. Non credo si tratti di poca volontà, di carenza di personale skillato (avvocati) o problemi di liquidità. Probabilmente, in una analisi costi-benefici, come si conviene ad un’azienda mossa dal profitto e quotata sui mercati regolamentati, sarà risultato che investire denaro per far partecipare gli italiani garantiva un ritorno inferiore al risultato atteso dalle applicazioni dei programmatori del Bel Paese. Deprimente, no? Non voglio fare antipolitica, ma non è l’ennesima dimostrazione di come sia difficile investire in ricerca in Italia e un esempio lampante del peso che i nostri imprenditori, grandi e piccoli, sono destinati a dover sopportare?

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