Social bookmarking e social search

Ho deciso di scrivere questo primo post del 2007 dopo una chat con un amico mensano (un iscritto al Mensa Italia).

Mi sono quasi stupito quando mi ha rivelato di non conoscere – e, ovviamente, non utilizzare – alcun servizio di social bookmarking, come del.icio.us, ma.gnolia o l’italiano Segnalo, per citarne tre tra i tanti. Mi sono stupito perché i servizi di social bookmarking sono ormai diffusi tra i geek tanto da essere sempre tirati in ballo in occasioni di convegni e seminari sul futuro di Internet e dei nuovi media. Ma il mio stupore è durato giusto il tempo di ricordarmi che il web non è navigato – per fortuna – solo da divoratori di novità e ultime tecnologie; ho pensato quindi di spendere due parole su questi servizi, nella speranza di poter contribuire a migliorare l’esperienza di navigazione dei navigatori, abituali o sporadici, di questo blog.

I servizi di social bookmarking (potremmo tradurre in italiano come “segnalibri sociali” o “segnalibri collaborativi”) nascono per offrire ai navigatori la possibilità di poter organizzare comodamente i propri segnalibri, avendoli sempre a disposizione, indipendentemente dal computer o dal dispositivo con cui ci si connette ad Internet, con l’ulteriore vantaggio di poterli condividere liberamente con gli altri navigatori. I siti di social bookmarking, infatti, offrono la possibilità di archiviare i propri segnalibri direttamente sul web, anziché sul disco fisso del proprio computer, avendoli così sempre a disposizione per sé e per altri utenti con i medesimi interessi.

La prima e più evidente rivoluzione portata dai servizi di social bookmarking è legata all’organizzazione dei segnalibri non più in base ai classici criteri gerarchici di categorizzazione con strutture ad albero, ma semplicemente etichettando le pagine preferite con una o più parole chiave (etichette o tag). Si è così passati dalle tassonomie, in cui, come si può leggere su Wikipedia, a capo della struttura c’è un’istanza singola, il nodo radice, le cui proprietà si applicano a tutte le altre istanze della gerarchia (sotto-categorie), a strutture dette folksonomie, neologismo coniato dai termini inglesi folks e taxonomy, per indicare i sistemi di catalogazione creati dalle persone.

Mi rendo conto che cercare di spiegare i sistemi di social bookmarking rischia – almeno per me – di diventare più complicato di quanto non sia in realtà il loro uso.
In pratica, è sufficiente iscriversi ad uno dei tanti servizi esistenti e poi, quando ci si imbatte in una pagina web che si vuole salvare tra i propri preferiti, anziché collocarla in una struttura ad albero (cartella, sottocartella, sotto-sottocartella ecc.), sarà sufficiente associare ad essa una o più etichette (ad esempio, per un sito sugli itinerari e i viaggi per ciclisti: “bici”, “itinerari”, “viaggi”, “Italia”, “Europa”), seguendo un approccio rapido ed intuitivo.

Un altro vantaggio legato ai siti di social bookmarking risiede nel fatto che solitamente le etichette (tag) sono raggruppate in elenchi di dominio pubblico, così che possano divenire utili anche per altre persone, oltre a chi li ha registrati. In questo modo, si può comprendere come questi siti possano diventare un’ottima risorsa per chi effettua ricerche in rete. A differenza di quanto avviene nei motori di ricerca, che tendono a presentare ai primi posti i siti che ricevono un gran numero di collegamenti in entrata (favoriscono la cosiddetta link popularity), nei sistemi di social bookmarking il compito di individuare le risorse più utili per i navigatori viene svolto direttamente dagli utenti. In altri termini, i siti di maggior interesse per un determinato argomento tenderanno ad essere etichettati da molti utenti, con tag simili e di contenuto attinente.
Proprio in considerazione dell’importanza degli utenti nel processo di selezione e presentazione di risultati pertinenti, i siti di social bookmarking rientrano tra le applicazioni di social search, termine usato per distinguere le applicazioni più moderne dai più tradizionali e conosciuti motori di ricerca, in cui le SERP sono il risultato dell’applicazione di algoritmi.
Credo risultino evidenti i motivi per cui gli occhi degli addetti ai lavori nel campo del search engine marketing siano rivolti proprio alle applicazioni di social search e ai nuovi social media (consiglio la lettura, a questo proposito, dell’articolo “2007 The year of search engines and social media“), come nuovo canale in cui operare per la promozione di contenuti dei siti web. Dopo le attività di search engine optimization, insomma, è venuto il momento di guardare alla social media optimization.
Per quanto riguarda la mia esperienza come utilizzatore, confesso di trovarmi bene con del.icio.us, creato da Joshua Schachter nel 2003 ed ora parte della famiglia di Yahoo! Oltre alla semplicità d’uso e alla massa critica di utenti registrati, che con la loro attività di tagging favoriscono la qualità dei siti catalogati, non riesco ad abbandonare del.icio.us in favore di altri siti simili per merito delle utilissime estensioni per Firefox.

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Pubblicato in Dentro il Web, Web 2.0

Mauro Ginelli: chi?

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