L’anno prossimo sarà l’anno del mobile. Ma anche no.

Non se ne può più. Da qualche anno, ad ogni evento digital, sentiamo ripetere la stessa frase:

L’anno prossimo sarà l’anno del mobile.

L’ho sentita talmente tante volte da essermi convinto che, davvero, prima o poi ci sarebbe stato questo anno-del-mobail (mi si perdoni, ma va pronunciato all’inglese, con l’accento sulla “a”: mobàil).

Già, ma quando arriva questo anno? Non è che è già passato e noi tutti eravamo distratti e non ce ne siamo accorti?

Per trovare LA risposta definitiva a questo quesito apparentemente irrisolto, vi propongo una ricerca condotta personalmente, forte di un metodo scientifico inattaccabile (…), che sfrutta la ricerca su Google.
Grazie all’utilizzo delle virgolette, che consentono di cercare una sequenza di parole in esatto, ho setacciato gli indici di Google alla ricerca di una prova tangibile dell’avvento dell’anno del mobile.

Non vi svelo il segreto in questo post, ma vi riporto la ricerca pubblicata su SlideShare:
[slideshare id=28930058&doc=anno-del-mobile-131205102154-phpapp01]

 

ps: se volete leggere una ricerca vera, vi consiglio di dare un’occhiata a “I like the conversion” che ho avuto il piacere di presentare allo scorso IAB Forum a Milano con Gennaro Palma e Stefania Scopelliti.

Per saperne di più, vi rimando al post sul sito di OMGcloud.

SEO nel 2012: cosa cambia?

La SEO (Search Engine Optimization) è davvero morta nel 2012?Da un po’ di settimane cercavo di vincere la pigrizia e ricominciare a far risorgere scrivere su questo blog, provando a mettere per iscritto qualche pensiero su un tema particolare. Forse ce l’ho fatta.

Tema: alla luce degli ultimi cambiamenti negli algoritmi di Google e concorrenti, ha ancora senso parlare di SEO nel 2012? Risposta breve: sì.

Per la risposta articolata, cominciamo con una considerazione.

Tutte le attività che si possono ricondurre sotto la definizione di SEO sono da sempre in costante evoluzione; non potrebbe essere altrimenti, perché le sfide che i SEO si trovano ad affrontare ogni giorno riguardano i navigatori da una parte e i motori di ricerca dall’altra.

Le sfide SEO: i navigatori

Abbiamo visto come il comportamento degli utenti dei motori di ricerca si sia evoluto e modificato di anno in anno: i navigatori non cercano solo siti web, ma anche foto e immagini, indicazioni stradali, recensioni di ristoranti e alberghi, informazioni meteo, e ancora profili di persone sui social network, orari dei voli, programmazione nei cinema ecc. ecc.

Fare SEO, quindi, vuol dire lavorare per ottimizzare la risorsa (non solo il sito) che risponda meglio alle domande specifiche degli utenti.
Ad esempio, per una query tipo [albergo Roma] non basta più ottimizzare il sito dell’albergo: bisogna assicuarsi che siano ottimizzate anche la scheda dell’albergo nei risultati locali o che siano curate anche le recensioni degli utenti.

Le sfide SEO: i motori di ricerca

Dall’altra parte ci sono Google, Bing e gli altri motori di ricerca. Qui la sfida è duplice: bisogna innanzitutto considerare l’attività più o meno aggressiva dei nostri competitor, che ci contendono la visibilità nei primi dieci posti delle ricerche di nostro interesse; inoltre, i motori stessi sono in costante evoluzione: nuovi algoritmi, nuove funzionalità, nuovi modi di presentare i risultati.

Basta osservare l’evoluzione di Google, con tutti i cambiamenti introdotti negli anni, per rendersene conto. Solo nell’ambito dell’integrazione del servizio di ricerca con gli elementi social, sono arrivati (provo a sintetizzarli nell’immagine seguente) la Social Search con i contenuti pubblicati/condivisi dai propri contatti in fondo alle SERP, le modifiche alla Dashboard e ai profili personali, l’inserimento dei risultati in tempo reale (Realtime Search), i bottoni “+1”, fino al rilascio di Google+ e alla recente innovazione con “Google Search plus Your World” (non ancora arrivata in Italia).
The Evolution of Google

A livello di innovazioni “tecnologiche”, tra le tante, abbiamo visto a luglio 2011 la nascita del progetto Schema.org, supportato da Google, Bing e Yahoo, come già successo per le Sitemap XML.

L’adozione dei microformati diventa sempre più importante: ricette, eventi, recensioni, fino alla visualizzazione delle informazioni sugli autori nei risultati di ricerca. Lo screenshot seguente riporta una ricerca effettuata su Google.com in data 11 gennaio 2012 (v. Google Doodle su Nicolas Steno): anche per questo sito, poco frequentato, e per una query a basso traffico, è possibile arricchire la visualizzazione nei risultati su Google, grazie ai microformati.

Microformati - Authorship Markup

Conclusione: la vecchia SEO è morta (un’altra volta), lunga vita alla nuova SEO

Insomma, prevedo che ancora per un po’ sentiremo parlare di SEO: magari non parleremo più di keyword density e doorway page (c’è ancora qualcuno che ne parla, dopo il 2003?), ma non mancheranno di certo piccoli e grandi cambiamenti.

Di certo, l’interesse verso la SEO è ancora in crescita: ne abbiamo le evidenze da uno strumento come Google Insights for Search. Cresceranno ancora le ricerche per [SEO] in Italia? Io dico di sì. E voi?

10 suggerimenti SEO

Per la serie “ho visto cose che voi umani…“, per il primo post dell’anno mi sono impegnato a raccogliere dieci suggerimenti SEO (e web analytics), tratti dall’esperienza quotidiana con siti piccoli e grandi.

Senza dilungarmi oltre, ecco di seguito la presentazione.
Disclaimer: nessun sito è stato maltrattato nella realizzazione della presentazione.

Commenti, critiche e suggerimenti sono ovviamente ben accetti!

Quanti risultati restituisce Google?

Ogni volta che si effettua una ricerca su Google, tra il box di ricerca e i primi risultati restituiti dal motore di ricerca, viene mostrato il numero di documenti che Google ha indicizzato e che ritiene interessanti per le parole chiave digitate (con quelli ritenuti più pertinenti in testa e quelli che gli algoritmi ritengono meno interessanti a seguire), come nell’esempio seguente:

Circa 1.980.000.000 risultati (0,08 secondi)

Numero risultati ricerca su Google

Tuttavia, forse non tutti sanno che, indipendentemente dal numero di risultati indicato da Google, non è possibile andare oltre i primi 1.000 risultati.

Per rendersene conto, è sufficiente aggiungere o modificare un parametro nell’indirizzo della SERP (Search Engine Results Page, cioè Pagina dei Risultati del Motore di Ricerca). Il parametro start=NNN (dove NNN è un numero) indica che la pagina mostra i risultati a partire dal numero NNN+1.

Ad esempio, se i risultati mostrati iniziano dal numero 11 (per capirci, dopo i primi 10 risultati mostrati di default), il parametro start avrà il valore 10 (start=10); per i risultati tra 21 e 30, si avrà start=20; ecc.

Provando ad inserire il valore 1000 (o un numero superiore) per il parametro start, si scopre facilmente il messaggio di Google:

Spiacenti, Google non restituisce più di 1000 risultati per qualsiasi query. (Hai chiesto i risultati a partire da 1000.)

Spiacenti, Google non restituisce più di 1000 risultati per qualsiasi query. (Hai chiesto i risultati a partire da 1000.)

Ed ecco un esempio pratico:

E gli altri parametri, li conoscete o può essere utile un post di ripasso generale? 🙂

Google Instant Previews

A partire dallo scorso 9 novembre, Google ha rilasciato una nuova funzionalità, battezzata Google Instant Previews, che permette di visualizzare un’anteprima grafica dei siti semplicemente cliccando sulla lente di ingrandimento che ora compare di fianco ad ogni risultato “naturale” (non a pagamento).

Google Instant Previews - un esempio

La novità ha subito attirato le attenzioni di utenti e lavoratori del web (webmaster, SEO, web designer, analisti web, ecc). Vorrei provare a fare un riepilogo di quanto avvenuto e ipotizzare cosa aspettarsi nel prossimo futuro, con qualche considerazione sugli aspetti legati all’ottimizzazione dei siti (Search Engine Optimization) e quelli relativi alla lettura dei dati di web analytics.

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Omniture Certified Professional Implementation

Omniture Certified Professional ImplementationÈ da un po’ che non aggiorno questo blog, anche se negli ultimi due mesi di cose da scrivere ce ne sarebbero state di certo. Le novità non sono mancate, con nuovi prodotti/servizi/feature su cui magari tornerò in una prossima occasione.

Mi limito a fare un po’ di auto-promozione (perdonatemi, ma a magari qualcuno dei quattro fidati lettori non l’ho ancora comunicato ufficialmente 🙂 ): a maggio ho aggiunto la qualifica di Omniture Certified Professional: Implementation a quella di Google Analytics (Google Analytics Individual Qualification). La certificazione è arrivata dopo aver frequentato un corso di tre giorni a Londra nella sede Adobe/Omniture con i miei colleghi di GroupM e dopo un bell’esame tosto tenuto a Milano.

Magari qualcuno dei quattro lettori del blog non conosce bene Omniture e SiteCatalyst e quindi un paio di informazioni in più possono aiutare. Omniture è l’azienda statunitense che offre una suite completa di prodotti per l’analisi dei dati web, acquisita lo scorso autunno da Adobe. Tra i vari prodotti in catalogo, forse il più conosciuto è appunto SiteCatalyst, la soluzione più “classica” di web analytics, destinata alla fascia alta del mercato.

Se Google Analytics è ormai stabilmente al primo posto in termini di diffusione, soprattutto grazie alle migliaia di installazioni su siti di medio-piccole dimensioni e alla apparente semplicità di installazione (senza dimenticare che è gratis), Omniture SiteCatalyst segue al secondo posto, con una diffusione però concentrata in realtà più strutturate, in grado di affrontare – e far fruttare – l’investimento nella piattaforma di web analytics, da SiteCatalyst a Test&Target, da Discover a SearchCenter ecc.

Stando alle statistiche elaborate da BuiltWith, al 6 luglio 2010, Google Analytics e Omniture SiteCatalyst sono le due soluzioni di Web Analytics attualmente più diffuse, essendo presenti rispettivamente nel 54,2 e nel 13,45% dei siti analizzati.

Insomma, concedetemi un minuto di esagerazione, ma potrei sostenere di essere certificato per oltre 2/3 delle soluzioni di web analytics sul mercato! 🙂

Novità da Google per l’analisi delle keyword

Nel corso dell’ultimo mese, da Google sono arrivate alcune novità davvero “ghiotte” per chi si occupa di analisi dei dati di accesso ai propri siti e in particolare per l’analisi delle parole chiave che portano traffico (e conversioni).

Da una parte, è ora possibile gettare uno sguardo più attento a quanto avviene “prima” e “al di fuori” del sito, e più precisamente tra i risultati “naturali” (non a pagamento) su Google.
Dall’altra, Google ha annunciato che nelle prossime settimane nuovi dati e nuovi report di Google Analytics saranno disponibili per analizzare più a fondo gli investimenti in annunci a pagamento con Google AdWords.

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Google Rich Snippets: microformats e RDFa nelle SERP

Da pochi giorni Google ha ampliato il supporto dei microformat, annunciando sul Webmaster Central Blog che anche i contenuti marcati con il microformato hCalendar potranno essere incorporati all’interno dei Rich Snippets, come nell’esempio seguente.

Rich snippets per gli eventi
Rich snippets per gli eventi

Può essere utile allora fare qualche passo indietro per capire meglio le potenzialità dei microformat all’interno delle SERP (le pagine dei risultati dei motori di ricerca).
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Google introduce le cartelle pubbliche per Google Apps

Questa mattina, in treno, stavo spulciando come al solito il mio feed reader, per leggere le ultime novità pubblicate sui blog che seguo.

Mi è balzato subito all’occhio il titolo di un post pubblicato sul blog ufficiale di Google Docs: Shared folders and more in Google Docs. Ho voluto leggere subito il post, per verificare che si trattasse proprio di quello che un po’ tutti chiedevano da tempo: le cartelle pubbliche per condividere agevolmente i documenti tra colleghi/collaboratori/utenti di un dominio con Google Apps, proprio come succede da tempo con le cartelle pubbliche con Microsoft Exchange e Outlook. E, con un po’ di sorpresa, la risposta è: sì, finalmente ci sono le cartelle pubbliche in Google Apps!

Google Docs Shared Folders
Google Docs Shared Folders

In occasione dell’introduzione di altre funzionalità mi sono soffermato sugli aspetti tecnici, del tipo “come fare a condividere i documenti nelle cartelle pubbliche con Google Apps”, ma stavolta approfitterei per qualche considerazione. Se poi dovessi notare un aumento delle visite in ingresso per le chiavi associate a “cartelle condivise” e dintorni, potrei pensare ad integrare questo post.

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Tracciare tutte le campagne con Google Analytics

Google Analytics permette di monitorare gli accessi alle pagine dei nostri siti grazie ad alcuni parametri che vanno aggiunti agli URL da diffondere. Con questo sistema risulta quindi possibile tracciare le campagne su qualsiasi mezzo e non solo le campagne Pay Per Click (PPC) con Google AdWords.

Per tracciare le campagne, Google Analytics mette a disposizione cinque parametri da aggiungere agli URL, di cui tre sono obbligatori:

  1. utm_source [obbligatorio]
    serve ad identificare la sorgente da cui proviene la visita alla pagina monitorata (un motore di ricerca, un nome di newsletter, un sito, o un’altra fonte ancora).
  2. utm_medium [obbligatorio]
    va indicato per identificare il mezzo, come può essere l’email, il banner o il CPC (costo per clic).
  3. utm_campaign [obbligatorio]
    aiuta a ritrovare facilmente il nome della campagna nei report; la sua utilità è chiara nei casi in cui si susseguano più campagne nel tempo (es. campagne stagionali: primavera, estate, autunno, inverno), ma può essere impiegato praticamente in ogni occasione
  4. utm_term
    questo parametro consente di tracciare le parole chiave legate alla campagna e risulta quindi utile per le ricerche a pagamento (keyword advertising)
  5. utm_content
    consente di indicare il contenuto del messaggio per differenziare gli annunci o i link che puntano allo stesso URL (ad esempio nei test A/B)
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